Ci sono riti che non si guardano soltanto: si ascoltano, si respirano, si seguono a passo lentissimo per ore. Ogni anno, nella Settimana Santa, Taranto vive giorni che per i tarantini contano quanto e più del Natale. La Città vecchia e il Borgo si riempiono di gente in silenzio, le bande suonano marce funebri, e per le strade sfilano figure incappucciate che sembrano uscite da un altro secolo. Da Massafra, Taranto è a circa 18 km: abbastanza vicina per viverne i momenti più intensi e rientrare a riposare.
Le confraternite e la gara delle Palme
Protagoniste dei riti sono due antiche confraternite: quella di Maria Santissima Addolorata e San Domenico, che ha sede nella chiesa di San Domenico nella Città vecchia, e quella del Carmine, legata alla chiesa del Carmine nel Borgo. Già la Domenica delle Palme accade qualcosa di particolare: i confratelli si contendono l'onore di portare in processione statue e simboli, con una gara molto sentita che si conclude con lo scambio dei ramoscelli d'ulivo. Portare a spalla una statua, per molte famiglie, è un impegno che passa da una generazione all'altra.
I perdoni del Giovedì Santo
Il primo pomeriggio del Giovedì Santo dalla chiesa del Carmine escono i perdoni, in dialetto perdùne. Sono confratelli che camminano in coppia, le cosiddette poste, il volto coperto da un cappuccio bianco, una mantella color crema, guanti bianchi, un lungo bastone in mano e, per tradizione, i piedi scalzi. Rappresentano i pellegrini che andavano a Roma in cerca del perdono di Dio.
Le coppie visitano uno dopo l'altro i sepolcri, cioè gli altari della Reposizione allestiti nelle chiese della città, e si muovono con un dondolio lentissimo, quasi immobile, che i tarantini chiamano nazzicata. Un passo avanti, una lieve oscillazione, una sosta: per percorrere poche centinaia di metri possono servire tempi lunghissimi. Vederli avanzare in silenzio, tra le persone che si scostano al loro passaggio, è un'immagine che resta impressa. L'ultima coppia della notte, detta serrachiese, chiude simbolicamente le chiese.
L'Addolorata nella notte
A mezzanotte, tra il Giovedì e il Venerdì Santo, dalla chiesa di San Domenico esce la processione dell'Addolorata. La statua della Madonna vestita a lutto viene portata per le vie della Città vecchia e poi verso il Borgo, come una madre che cerca il figlio per tutta la notte. La processione procede fino al mattino, accompagnata dalle bande e da una folla che si dà il cambio nelle ore buie. È il momento più raccolto dei riti: freddo, silenzio, il suono della musica che rimbalza sulla pietra.
I Misteri del Venerdì Santo
Nel pomeriggio del Venerdì Santo, dalla chiesa del Carmine parte la processione dei Sacri Misteri. La apre il troccolante, che agita la troccola, una tavola di legno scuro bordata d'argento con maniglie di ferro, il cui rumore secco annuncia l'arrivo del corteo. Seguono la Croce dei Misteri e otto statue che raccontano la Passione: Gesù nell'orto dei Getsemani, Cristo flagellato, l'Ecce Homo, la Cascata, il Crocifisso, la Sacra Sindone, Cristo Morto e l'Addolorata.
Anche questa processione dura tutta la notte e rientra al Carmine solo la mattina del Sabato Santo, quando il troccolante bussa tre volte al portone per chiedere che la chiesa venga riaperta. Le statue del Cristo Morto e dell'Addolorata hanno una storia antica: furono commissionate a Napoli all'inizio del Settecento da Don Diego Calò e, qualche decennio più tardi, un suo discendente le donò alla chiesa del Carmine, affidandole alla confraternita.
Come vivere i riti con rispetto
- Sono riti religiosi, non spettacoli: mantenete il silenzio e non intralciate il passaggio delle poste e delle statue.
- Vestitevi a strati, perché di notte, a primavera, sul mare fa ancora fresco.
- Scarpe comode e un po' di pazienza: i tempi delle processioni sono lunghi e i percorsi affollati.
- Le date cambiano ogni anno con la Pasqua: verificate orari e percorsi sui canali ufficiali delle confraternite e dell'Arcidiocesi prima di partire.
Tornare a casa all'alba
Chi segue i riti di notte rientra spesso con le prime luci del giorno. Avere una base vicina aiuta: in poco tempo si è di nuovo nel centro storico di Massafra, dove il parcheggio pubblico gratuito a circa 50 metri dalla casa permette di lasciare l'auto senza girare a vuoto, anche a notte fonda. Tra le volte in pietra de Il Carrubo si recupera il sonno, prima di tornare, magari la sera dopo, a sentire ancora una volta il suono della troccola.
Dopo la festa, le volte in pietra di casa
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